Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci dedica una grande mostra alla collezione di Carlo Palli, figura storica dell’arte contemporanea italiana e instancabile raccoglitore di opere “irregolari”, sperimentali e felicemente indisciplinate. Il percorso nasce da una selezione di lavori provenienti dalla sua raccolta privata, dalla collezione Fluxus e dal vasto archivio dedicato alla Poesia Visiva, materiali che Palli ha donato al museo contribuendo ad arricchire in modo decisivo il patrimonio contemporaneo della città di Prato. Una donazione che, invece di impolverarsi in archivio, qui prende vita in un’esposizione movimentata e tutt’altro che silenziosa.
Le circa 150 opere in mostra attraversano alcune delle esperienze più radicali del Novecento e delle neoavanguardie italiane e internazionali. Dalle provocazioni del Futurismo e del Dada alle sperimentazioni concettuali, il percorso segue una traiettoria fatta di linguaggi ibridi, ironia, contaminazioni e continui sconfinamenti. Grande spazio è dedicato alla rivoluzione poetico-visiva del Gruppo 70, alle pratiche testuali e performative, ai corpi e alle azioni che hanno ridefinito il rapporto tra arte e società. Qui l’opera non si limita a essere osservata: spesso chiede di essere interpretata, decifrata o persino rimessa in discussione. Un’attitudine che l’arte contemporanea conserva con ostinazione, anche quando qualcuno continua a chiedere “ma questo lo potevo fare anch’io”.
Accanto alle ricerche sulla scrittura visiva emergono le sperimentazioni interdisciplinari di Fluxus, il gioco concettuale del Nouveau Réalisme e le visioni dei Radicali, che trasformano oggetti e ambienti in strumenti critici e narrativi. Pittura, installazione, collage, fotografia e interventi ambientali convivono in un allestimento che restituisce il gusto personale di Palli per ciò che rompe gli schemi e attraversa i confini tra arte, parola e vita quotidiana. Più che una semplice raccolta, la mostra appare come una mappa di deviazioni creative, dove il fuori regola diventa metodo e persino bussola.





