Un programma che attraversa l’Ottocento europeo mettendo in dialogo tre forme cameristiche diverse, unite da una forte intensità espressiva. Dal quartetto d’archi al duo con pianoforte, fino al trio, il percorso costruisce un equilibrio tra rigore formale e slancio lirico, offrendo uno sguardo ampio sulle possibilità della musica da camera.
Si parte con il Quartetto op. 18 n. 4 di Ludwig van Beethoven, pagina ancora legata alla tradizione classica ma già attraversata da tensioni e contrasti che anticipano sviluppi futuri. Il passaggio alla Sonata n. 2 op. 99 di Johannes Brahms introduce una scrittura più densa e dialogica, in cui violoncello e pianoforte costruiscono un confronto serrato, tra energia e profondità.
La chiusura è affidata al celebre Trio n. 4 “Dumky” op. 90 di Antonín Dvořák, articolato in episodi che alternano malinconia e vitalità, ispirati alla tradizione popolare slava. Un brano che, nella sua struttura libera, sembra già suggerire una narrazione frammentata e intensamente emotiva.
Il concerto coinvolge diversi interpreti – dal Quartetto Etere ai solisti impegnati nelle pagine di Brahms e Dvořák – costruendo un dialogo tra formazioni e sensibilità, in cui ogni brano trova una propria dimensione espressiva all’interno di un disegno complessivo coerente.





