Il direttore Diego Ceretta guida un programma che attraversa il primo Romanticismo tedesco tra mare in tempesta, inquietudini esistenziali e slanci corali monumentali. Ad aprire il concerto è Meeresstille und glückliche Fahrt di Ludwig van Beethoven, cantata per coro e orchestra ispirata ai versi di Goethe, in cui l’immobilità minacciosa del mare lascia lentamente spazio al vento e alla ripartenza. Un brano breve ma densissimo, dove Beethoven riesce a trasformare la natura in tensione drammatica con una precisione quasi cinematografica, molto prima che il cinema esistesse.
Il cuore del programma è la Fantasia in do minore op. 80, pagina visionaria che mette insieme pianoforte, orchestra, coro e voci soliste in una costruzione libera e sorprendente, quasi un laboratorio della futura Nona Sinfonia. Al pianoforte Benedetto Lupo dialoga con l’Orchestra della Toscana e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino insieme alle voci di Suji Kwon, Erica Cortese, Ioanna Kykna, Francesco Congiu, Yukang Zheng e Gonzalo Godoy Sepúlveda. Una composizione irregolare, ambiziosa e perfino un po’ sfacciata, qualità che in Beethoven finiscono quasi sempre per diventare genio.
Accanto alle pagine beethoveniane trovano spazio Die Hebriden di Felix Mendelssohn, ouverture nata dopo un viaggio nelle isole scozzesi e capace di evocare paesaggi marini e atmosfere nebbiose con impressionante forza evocativa, e la Sinfonia n. 4 “La Tragica” di Franz Schubert, scritta da un compositore appena diciannovenne ma già attraversata da ombre, contrasti e inquietudini che sembrano anticipare il Romanticismo più maturo. Una sinfonia dove il titolo promette tragedia e Schubert, con elegante ostinazione, mantiene la parola fino all’ultima nota.





