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Si può chiedere perdono per aver ucciso un uomo in guerra? E soprattutto, è possibile perdonare chi ha tolto la vita a un figlio? Da queste domande prende avvio Quinto: Non Uccidere, spettacolo di Massimiliano Civica ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch. Durante la Prima guerra mondiale, il soldato francese Henri uccide Peter, un militare tedesco. Un anno dopo l’Armistizio, tormentato dal senso di colpa, Henri si reca in chiesa per confessare il proprio gesto e cercare pace. Ma il sacerdote lo assolve sostenendo che ha semplicemente compiuto il suo dovere di soldato. Una risposta che non basta a placare la sua coscienza: Henri decide allora di raggiungere i genitori di Peter e la sua promessa sposa, nella speranza di ottenere da loro il perdono che non è riuscito a trovare in confessionale.

L’incontro con la famiglia della vittima mette Henri di fronte a una richiesta quasi impossibile: chiedere a chi ha perso un figlio di compiere un gesto che sembra andare contro la stessa natura umana. Il perdono, evocato attraverso il riferimento al sacrificio di Cristo, si rivela così una scelta radicale, difficile da pronunciare e ancora più difficile da praticare. Nella regia di Civica, la vicenda diventa una riflessione sul senso della colpa, sulla responsabilità individuale e sul conflitto tra il bisogno di espiazione e il desiderio di essere assolti. Quinto: Non Uccidere interroga il significato della pace oltre la fine ufficiale di una guerra, mostrando come le ferite più profonde non si chiudano necessariamente con la firma di un armistizio.

 

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