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Che cosa significa crescere con due genitori come Franca Rame e Dario Fo? È la domanda che accompagna da sempre Jacopo Fo, protagonista di Come è esser figlio di Franca Rame e Dario Fo, spettacolo tratto dall’omonimo libro edito da Guanda e diretto da Felice Cappa. Attraverso racconti e ricordi personali, Jacopo prova a rispondere a una curiosità che ritorna puntuale in interviste e conversazioni: che cosa gli hanno lasciato due figure così ingombranti, e che cosa ha imparato vivendo accanto a loro? Le risposte, almeno in apparenza, sembrano già pronte, ma basta ripercorrere un episodio del passato perché riaffiorino nuove emozioni, dettagli inattesi e prospettive diverse. Proprio come nella scrittura, dove, secondo un consiglio ricevuto dal padre, quando una storia si blocca occorre tornare all’ultimo passaggio convincente e cercare una strada alternativa.

Lo spettacolo diventa così un viaggio nella memoria familiare e artistica di Jacopo Fo, tra guitti e attori girovaghi, affabulatori, scenografi e disegnatori di favole. Un mondo vivace e fuori dagli schemi, in cui le vicende private si intrecciano con la storia culturale e sociale dell’Italia. Più che offrire un ritratto definitivo di due genitori straordinari, il racconto restituisce la complessità di un’eredità fatta di insegnamenti, aneddoti e ricordi che continuano a cambiare significato nel tempo. Perché essere figli di due protagonisti della scena italiana significa anche trovare, prima o poi, il modo di raccontare la propria storia, senza limitarsi a recitare quella dei genitori.

 

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