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Dall’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, celebre opera satirica del XVI secolo in cui la Follia prende la parola per celebrare se stessa e smascherare le ipocrisie della società e delle istituzioni, nasce uno spettacolo che attraversa con ironia i confini tra ragione e irrazionalità. Un vero e proprio studio sulla follia, che parte dalla riflessione umanistica per arrivare alle contraddizioni della vita quotidiana, dalla dimensione cittadina fino a quella globale. Il risultato è una domanda tutt’altro che marginale: se la follia è ciò che ci rende umani, quanto senso ha continuare a parlare di normalità?

Protagonisti sono Maria Cassi e Leonardo Brizzi, interpreti di un linguaggio scenico che intreccia affabulazione, clowneria e critica sociale, recuperando la tradizione europea del fool, figura capace di osservare il mondo da una prospettiva obliqua e, proprio per questo, di coglierne le assurdità. Cassi riconosce nel clown una lente attraverso cui leggere la realtà, mentre Brizzi porta in scena il rigore del musicista pronto a concedersi il lusso della divagazione. Dal contrasto tra il suo apparente distacco e il coinvolgimento nel gioco teatrale nasce l’intesa del duo. La musica, qui, non accompagna semplicemente l’azione: la genera, diventando la grammatica stessa dello spettacolo. Nel corso delle repliche, la presenza di ospiti diversi renderà ogni serata unica, proprio come la follia, che difficilmente si lascia ripetere allo stesso modo.

 

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