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Un incontro casuale all’alba, una panchina e un uomo pronto a raccontare una storia fuori dall’ordinario: è da questa situazione che prende forma Uno, nessuno e centomila, capolavoro di Luigi Pirandello che continua a interrogare il rapporto tra identità personale e percezione degli altri. Protagonista è Rodolfo Belmonte, interpretato da Enzo Rapisarda, che ripercorre le vicende della propria vita davanti a uno sconosciuto. Nel racconto riaffiorano figure decisive del suo passato, dalla moglie Lilia all’avvocato Lorenzi, passando per Angelica, cantante lirica, e altri personaggi che hanno contribuito a costruire la sua esistenza. Il presente e la memoria si intrecciano in una narrazione che rivela progressivamente quanto possa essere difficile distinguere ciò che siamo da ciò che gli altri vedono in noi.

Al centro dell’opera pirandelliana c’è una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: quante versioni di noi stessi esistono nello sguardo altrui? L’identità, anziché essere una certezza stabile, si moltiplica attraverso le relazioni, i giudizi e le aspettative di chi ci circonda. La messa in scena valorizza questa struttura narrativa, alternando il racconto del protagonista alla ricostruzione dei personaggi e degli episodi che ne hanno segnato il percorso, in un lavoro teatrale che intreccia dimensione narrativa e suggestioni cinematografiche. A un secolo dalla pubblicazione del romanzo, la riflessione di Pirandello conserva tutta la sua attualità: perché conoscersi davvero è complicato, soprattutto quando ognuno sembra avere una versione diversa di chi siamo.

 

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