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Palazzo Strozzi presenta Broken. Il potere del frammento, una grande mostra dedicata al tema del frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea. Organizzata con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere e reperti provenienti da importanti musei internazionali, mettendo in dialogo epoche, culture e linguaggi molto diversi: dall’antico Egitto alla Grecia classica, da Michelangelo e Giovanni Pisano a Rodin, fino a Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo. Un percorso che attraversa anche le culture premoderne di Messico, Mali, Perù e Cambogia e che trova nel Cortile rinascimentale un ulteriore punto di espansione con una nuova installazione realizzata appositamente da Mark Manders.

Al centro della mostra c’è un cambio di prospettiva: il frammento non viene considerato soltanto come ciò che resta di un’opera perduta, ma come una presenza autonoma, capace di conservare memoria, trasformazioni e significati. Una scultura spezzata può essere il risultato di una scelta artistica, ma anche la traccia di iconoclastie, guerre, rivoluzioni, vandalismi o calamità naturali, come l’alluvione di Firenze del 1966. Tra storia dell’arte, archeologia e contemporaneità, Broken. Il potere del frammento mostra così come una parte possa talvolta raccontare più dell’intero: non proprio un avanzo, insomma, ma un oggetto con parecchie cose da dire.

 

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