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Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci dedica a Verita Monselles la mostra CARNALE, prima esposizione in un centro d’arte contemporanea italiano interamente dedicata all’artista nata a Buenos Aires nel 1929 e scomparsa a Firenze nel 2004. Un percorso che attraversa fotografia, moda, performance e rappresentazione del corpo femminile, mettendo al centro una ricerca capace di anticipare molte riflessioni sullo sguardo femminile e femminista. Non male per un linguaggio, quello della fotografia di moda, spesso accusato di fare esattamente il contrario.

L’opera di Monselles usa il ritratto e il nudo come strumenti di riappropriazione della soggettività femminile, smontando con ironia sottile simboli religiosi, cliché pubblicitari e immagini stereotipate della donna-oggetto. Il suo lavoro attraversa registri molto diversi: teatrale e barocco negli anni vicini all’esperienza napoletana, pop e seducente quando dialoga con la cultura visiva contemporanea, elegante e patinato nei progetti editoriali legati alla moda. In ogni caso il corpo femminile resta protagonista assoluto, politico ma anche desiderante, mai passivo, finalmente autore del proprio desiderio. Un dettaglio che oggi può sembrare naturale, ma che all’epoca aveva il peso di una piccola rivoluzione.

Accanto alla produzione fotografica emergono anche le collaborazioni con il mondo della performance e del teatro sperimentale. Monselles documenta il lavoro di artiste e colleghi, costruendo una rete di relazioni e sorellanza che coinvolge figure come Tomaso Binga e Marion D’Amburgo, modelle della serie Ecce Homo. Parallelamente lavora con la compagnia teatrale fiorentina Il Carrozzone, poi Magazzini Criminali, sviluppando una cifra visiva in cui teatralità, sensualità e critica culturale convivono senza mai perdere leggerezza. Anche quando parla di patriarcato, Monselles evita la predica: preferisce il cortocircuito visivo. Ed è probabilmente per questo che le sue immagini continuano a sembrare così contemporanee.

 

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