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Una riflessione visiva sulla fragilità del costruito e sul tempo che lo attraversa. Con “Ulrich Egger. La solitudine dell’architettura”, la galleria Il Ponte dedica una monografica all’artista, presentando una selezione di fotosculture realizzate dai primi anni Duemila a oggi. Il percorso espositivo si sviluppa su due livelli, costruendo un ambiente immersivo in cui architetture abbandonate, paesaggi industriali e interni svuotati diventano tracce di una memoria urbana sospesa, mai del tutto scomparsa.

Le opere, realizzate attraverso un dialogo tra fotografia e materiali come ferro, acciaio, vetro e legno, si configurano come strutture ibride che mettono in crisi la percezione dello spettatore. Serie come Impatto urbano, Belvedere, Convivenza o Sotterraneo propongono scenari stratificati, in cui l’immagine bidimensionale si intreccia con elementi tridimensionali, invitando a una lettura attiva. L’assenza della figura umana amplifica una sensazione di spaesamento, mentre la materia stessa diventa linguaggio, suggerendo una riflessione sulla caducità e sulle narrazioni non lineari del presente.

Accanto alla mostra, il progetto si estende alla partecipazione di Egger alla residenza artistica “Scisti e Vinisti”, con una restituzione pubblica e un talk dedicato al rapporto tra arte e contraddizioni contemporanee. Un lavoro che si colloca in una ricerca coerente, dove l’osservazione dello spazio urbano diventa occasione per interrogare, senza semplificazioni, il modo in cui lo si abita e lo si interpreta.

 

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