Il Festival Sguardi Sensibili inaugura a Sesto Fiorentino la sua prima edizione con un programma diffuso dal 2 al 24 aprile, dedicato al tema della neurodiversità e alle sue implicazioni culturali e sociali. Ideato dall’Associazione culturale Zera, il progetto si articola tra il Centro Culturale La Lucciola e il Centro Espositivo Antonio Berti, intrecciando teatro, arti visive, incontri e cinema. L’approccio è quello di un’indagine trasversale: non tanto una rassegna tematica, quanto un dispositivo culturale che utilizza i linguaggi artistici per interrogare modelli percettivi e strutture sociali consolidate.
In un contesto ancora fortemente orientato a una norma “neurotipica”, il festival propone una riflessione sul valore delle differenze cognitive come componente strutturale della società contemporanea. Secondo stime recenti, tra il 15% e il 20% della popolazione presenta forme di neurodivergenza, tra cui disturbi dello spettro autistico, ADHD e disturbi specifici dell’apprendimento. Il programma si muove quindi tra dimensione artistica e funzione sociale, con una prevalenza di eventi a ingresso libero e un’attenzione dichiarata all’accessibilità.
Il calendario si sviluppa in ordine cronologico con appuntamenti che alternano spettacolo e approfondimento: “A piccoli pezzi” (2 aprile) con Adelaide Mancuso e Gioele Bruni; inaugurazione della mostra “Non so come dirlo” di Gioele Bruni (11 aprile); “Storto” con Elisa Vitiello e Vieri Raddi (12 aprile); “Connessioni per un futuro inclusivo” (16 aprile); “Darling” con Sara Bosi (17 e 18 aprile); presentazione del libro di Alessandro Benvenuti e proiezione “I mille cancelli di Filippo” (19 aprile); “Spazi. Racconto di una fioritura” con Alessia De Rosa (24 aprile). Una sequenza che alterna registri e pubblici, mantenendo una coerenza tematica senza irrigidirsi in una forma unica.
Nel complesso, Sguardi Sensibili si inserisce nel panorama dei festival culturali in Toscana con una proposta che privilegia la contaminazione tra pratiche artistiche e riflessione civile. Più che offrire risposte, costruisce contesti di ascolto e possibilità di lettura, lasciando emergere una pluralità di sguardi che, nel loro insieme, restituiscono la complessità dell’esperienza umana.





