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Milo Rau, maestro indiscusso del teatro documentario contemporaneo, scava nelle pieghe della fragilità umana con Medea’s Children (o il suo nuovo progetto ispirato al mito), portando in scena un’opera biografica che fonde cronaca ed emozione. Partendo dai presupposti tragici di Sofocle e dal mito di Cassandra, il regista interroga il pubblico sulla cecità dei nostri tempi e sul ruolo dell’arte di fronte all’orrore, in un equilibrio perfetto tra realtà e finzione scenica.

Protagonista assoluta è Ursina Lardi, Leone d’Argento alla Biennale Teatro 2025, che interpreta una fotoreporter di guerra convinta di essere invulnerabile, finché la violenza non colpisce lei stessa trasformandola in una profetessa ostile. In un dialogo serrato tra il palcoscenico e il video, dove appare la testimonianza di Azad Hassan, lo spettacolo diventa un ponte per la verità che rifugge il voyeurismo per cercare una catarsi etica necessaria. Un evento internazionale, recitato in lingua tedesca e araba con sovratitoli in italiano e inglese, che trasforma il dolore individuale in un potente interrogativo collettivo.

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