Visceralità primitiva raccoglie ventisette opere inedite su carta di Tesi: dieci lavori a inchiostro a colori e diciassette monocromi a pastello a cera, tutti di grandi dimensioni. La carta diventa campo espanso, superficie da saturare, spazio in cui il segno si moltiplica fino a costruire un continuum di immagini e temi che si rincorrono e si sovrappongono. Al centro del progetto emerge l’idea di una visceralità primitiva, matrice generativa che affonda nel subconscio visionario dell’artista e prende forma attraverso un gesto rapido, stratificato, insistente.
Il processo creativo, dichiarato apertamente dall’autore, è segnato da una tensione costante: il foglio non basta, il segno si accumula, si inghiotte e viene a sua volta inghiottito dalla superficie. La pratica diventa atto vorace, necessità quasi fisica, spinta da un’inquietudine che trova nel disegno il proprio sfogo. Non c’è compiacimento formale né ricerca di equilibrio, ma una dinamica interna che procede per addizioni e sovrapposizioni, fino a saturare lo spazio visivo.
La mostra non costruisce una narrazione conciliata: espone piuttosto il fare artistico come conflitto, come urgenza non mediabile. In questa tensione tra accumulo e scomparsa, tra desiderio di compimento e senso di inappagamento, si definisce la cifra di un lavoro che mette al centro l’energia primaria del segno e la sua capacità di dare forma a ciò che resta, per definizione, irrazionale e inafferrabile.





