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Lo spettacolo, scritto e interpretato da Saverio La Ruina, analizza la trasformazione identitaria e sociale di un tratto di strada di una cittadina del Sud Italia. Attraverso il confronto tra due modi opposti di percorrere duecento metri — quello rapido di un uomo del presente e quello dilatato di un uomo del passato — l’autore mette in luce il passaggio da un’epoca brulicante di botteghe e mestieri artigiani a una realtà dominata dalla globalizzazione e dai centri commerciali. La fine della vendita al dettaglio non viene descritta solo come un mutamento economico, ma come la distruzione di un modello sociale fondato sulle relazioni personali e sul senso di appartenenza.

La narrazione si sofferma sulla domanda rituale dei vecchi paesani, “A cu appartènisi?”, interrogativo che un tempo definiva l’identità dell’individuo attraverso il legame con la famiglia e la comunità. Quel breve tratto di strada diventa così un percorso di formazione in cui si intrecciano il rapporto con le figure paterne, l’iniziazione alla politica e la scoperta dell’amore. L’opera si configura infine come una riflessione filosofica sul tempo: un invito a non rincorrere freneticamente i minuti, ma a tornare a “trascorrere” la vita, recuperando l’umanità struggente racchiusa nei piccoli gesti quotidiani e nella memoria dei luoghi.

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