Leonardo Manzan trasforma il teatro in una sala museale e mette in scena un vernissage in cui l’artista espone sé stesso come opera d’arte. Dopo l’esperienza di Cirano deve morire, il regista torna al Nuovo Rifredi – Scena Aperta con un lavoro che assume la forma dell’evento espositivo per interrogare i meccanismi dell’arte contemporanea e il ruolo dell’autore. Il palco diventa spazio concettuale, luogo di auto-rappresentazione e insieme di smascheramento.
Lo spettacolo riflette sul paradosso di chi afferma “io” senza trovare un “tu” disposto ad ascoltare, mettendo a fuoco una mediocrità che tende ad autocelebrarsi. Tra provocazione e tensione sentimentale, Manzan attacca i cliché del sistema artistico e rivendica un’idea di eccezionalità dell’artista, in aperta controtendenza rispetto alla retorica del talento fragile. Un’operazione teatrale che usa l’ironia per discutere potere, narcisismo e legittimazione nell’arte di oggi.





