Transiti presenta una serie di dipinti a olio che colpiscono per l’accuratezza quasi miniaturistica dell’esecuzione. La precisione tecnica non è però fine a se stessa: nelle immagini prende forma una dimensione sospesa, dove la presenza convive con l’assenza e il ricordo si fa esperienza concreta, come un viaggio in un tempo lontano ma interiorizzato. La pittura costruisce ambienti silenziosi, attraversati da una tensione sottile, in cui la realtà appare insieme tangibile e sfuggente.
Il percorso si articola in tappe dai nomi emblematici – Logos, Polemos, Humanity, Comfort Zone – configurando un itinerario mentale che richiama le eterotopie di Michel Foucault, esplicitamente evocate nel catalogo (Crumb Gallery, collana NoLines). A partire da una riflessione sui “non luoghi” della contemporaneità, l’artista indaga la transitorietà degli spazi e delle condizioni sociali, politiche e culturali del presente. Gli ambienti rappresentati, pur connessi tra loro, sospendono o ribaltano i rapporti che li definiscono, diventando dispositivi visivi per interrogare la condizione umana.
In questo quadro si inserisce il ciclo dedicato alle stazioni ferroviarie e metropolitane, simboli di passaggio e trasformazione. La stazione, anche quando assume una forma metaforica, diventa soglia concettuale: luogo in cui si entra o si esce da una visione del mondo. Tra immigrazione, scienza, futuro e mutamento sociale, la pittura si fa spazio di attraversamento e di consapevolezza, mantenendo uno sguardo analitico e insieme poetico sulle fragilità del presente.





