Stabat Mater rilegge in chiave contemporanea l’icona della Madre Dolorosa, intrecciando il dolore universale con una storia cruda e personale. Maria Croce è una donna del sud trapiantata a Torino, sola, rabbiosa, sarcastica, che urla la sua disperazione in un napoletano vivo e spietato. Il suo racconto, a tratti comico e a tratti devastante, svela una maternità ferita e senza sconti, che non fa sconti a nessuno.
La scrittura è incisiva, fatta di ripetizioni, errori linguistici e dialetto, che diventano stile e identità. Il palco è quasi vuoto, ma bastano pochi oggetti – una sedia, una scala, un vecchio telefono, un servo di scena – per accompagnare Maria in un flusso emotivo continuo, che non cerca redenzione ma verità. Uno spettacolo costruito su misura per un’attrice che regge da sola tutto il peso di un racconto duro e necessario.





