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Con la ventiduesima edizione di Sgrana e (Tra)Balla, il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud torna a trasformarsi in uno spazio attraversato da musica popolare, danza, incontri e convivialità. Tre giorni in cui il festival mette insieme concerti, cucina, solidarietà e culture musicali provenienti da territori molto diversi, mantenendo però una direzione precisa: costruire un luogo di condivisione reale, dove il folk non diventa cartolina folkloristica ma pratica viva, rumorosa e felicemente collettiva. E sì, anche quest’anno sarà impossibile attraversare il festival senza fermarsi almeno una volta davanti a qualcuno che balla meglio del previsto.

Il programma attraversa tradizioni e contaminazioni con una line up che unisce sonorità popolari, jazz, elettronica e musica di ricerca. Ad aprire il festival il 4 giugno saranno gli Apua, progetto dedicato alla musica tradizionale irlandese e folk, insieme alla Sunrise Jazz Orchestra, storica big band che riporta sul palco le atmosfere swing del Cotton Club di Harlem. Nella stessa serata arrivano anche i Lou Tapage, gruppo occitano capace di mescolare folk, rock, musica celtica e cantautorato franco-italiano in un flusso festoso e meticcio.

Il 5 giugno spazio alle danze popolari con DanzeAssud, alla tradizione campana della Paranza di Terzigno e al balfolk dei Baldeno, tra arpa, mandolino e cornamuse. Più visionario il percorso dei Lindal, che intrecciano musica occitana ed elettronica trasformando strumenti tradizionali e campionamenti in un paesaggio sonoro sospeso tra ritualità e sperimentazione. Una combinazione che potrebbe sembrare improbabile finché non ci si ritrova a ballare senza capire bene in quale regione europea ci si trovi.

La giornata conclusiva del 6 giugno amplia ulteriormente il viaggio musicale. Tornano DanzeAssud con uno stage accompagnato da I Suonatori dell’Aspromonte, custodi delle tradizioni musicali calabresi della valle di Sant’Agata. Accanto a loro convivono le rime politiche e transfemministe di Anafem ed Ellie Cottino, i ritmi cubani dei Temba Son, le sonorità anatoliche di Umuda Haykiris e il celtic-electro-rock dei bretoni Digresk, capaci di trasformare strumenti tradizionali come bombarda e cornamusa in un motore da dancefloor popolare. Un mosaico sonoro che conferma lo spirito del festival: attraversare confini, tradizioni e linguaggi senza perdere il senso della comunità.

 

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