Il nuovo spettacolo di Paolo Kessisoglu, diretto da Gioele Dix, si struttura come un monologo dal tono tragicomico che esplora il delicato rapporto tra padre e figlio nell’epoca dell’incomunicabilità. L’episodio iniziale – un padre in attesa al pronto soccorso dove è ricoverato il figlio adolescente – si trasforma progressivamente in un confronto immaginario, un dialogo interiore denso di tensioni e affetto, contraddizioni e silenzi. Lo spettacolo affronta la distanza generazionale con uno sguardo ironico e disilluso, riuscendo a condensare comicità e commozione.
Il testo, scandito da osservazioni taglienti e momenti di amara tenerezza, riflette su come il linguaggio emotivo tra genitori e figli si sia fatto più incerto e frastagliato, ingolfato da incomprensioni e sovrastrutture. Senza cedere alla retorica, la narrazione affonda nel paradosso, fino a un finale spiazzante, volutamente scorretto, che rompe l’atteso e restituisce alla scena teatrale un’energia autentica. Uno spettacolo che riflette sul nostro tempo, sulla fragilità dell’autorità genitoriale e sulle possibilità, a volte dolorose, dell’amore.





