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Una cucina diventa teatro d’avventura: attorno a un tavolo quattro personaggi, grembiule indossato, rievocano le gesta del pirata malese trasformando ortaggi e utensili in strumenti epici. Carote-soldatini, sedani-foresta, pomodori rosso sangue e patate-bombe costruiscono un immaginario che si nutre di oggetti quotidiani rifunzionalizzati: cucchiai come spade, grattugie come cannoni, una bacinella d’acqua come mare del Borneo. La scena si accende di un’energia crescente, dove la cucina diventa nave, villa coloniale, foresta e spiaggia di Mompracem.

Lo spettacolo gioca con l’ironico esotismo di Emilio Salgari, autore che sognava mondi lontani senza averli mai attraversati, e ne restituisce lo spirito attraverso un teatro povero e inventivo. È un elogio dell’immaginazione e insieme una sottile satira di costume, in cui piccoli uomini e grandi sogni si misurano in un gioco buffo ed elementare. Un racconto che celebra la capacità del teatro di trasformare il quotidiano in avventura.

 

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