Giulietta e Romeo la sfortunata morte di dui infelicissimi amanti
Primo capitolo del progetto ideato e interpretato da Vittorio Viviani, che si propone di far luce sull’influenza delle novelle italiane sul teatro shakespeariano. In questo adattamento, Viviani prende spunto dalla versione di Matteo Bandello, scritta a metà Cinquecento, per rileggere la celebre tragedia dei due amanti veronesi. Il tono è dichiaratamente provocatorio – “copione” è un gioco di parole – ma l’intento è filologico e affabulatorio: mostrare quanto la cultura italiana abbia influenzato la drammaturgia europea, e quanto l’arte del racconto in lingua volgare sia stata ricca, espressiva, moderna.
In scena, un monologo narrativo e teatrale che alterna narrazione, aneddoti storici, ironia e commozione. La struttura ricalca la tragedia originale, ma ne evidenzia le differenze con la fonte letteraria: un finale ancora più struggente, un linguaggio raffinato e un’ambientazione più nitida. Il lavoro di Viviani esalta la vivacità della lingua italiana pre-shakespeariana, ricordando che, prima di essere la penna più celebrata del teatro mondiale, anche il Bardo fu un lettore attento e – volutamente o meno – debitore dei maestri italiani.





