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Al Teatro Romano di Fiesole, per Estate Fiesolana 2026, arriva Prometeo, rilettura del Prometeo incatenato di Eschilo firmata da Gabriele Vacis, già presentata al Teatro Olimpico di Vicenza. Uno dei miti fondativi dell’Occidente torna in scena nella sua forma più nuda e radicale: il titano che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini viene punito da Zeus e incatenato ai confini del mondo, in un luogo che sembra esistere prima ancora del tempo. Una storia antichissima che continua a interrogare il presente, perché il prezzo della ribellione, a quanto pare, non passa mai di moda.

Lo spettacolo costruisce un dialogo serrato tra mito e contemporaneità, alternando la parola di Eschilo a richiami letterari che vanno da Luigi Meneghello a William Golding. La scena è spoglia, affidata ai corpi, alle voci, al canto e alla danza, che danno forma a un coro essenziale e potente. Le molte lingue in scena – dall’albanese all’armeno – amplificano il senso di un mondo arcaico e misterioso, quasi perduto, ma ancora capace di parlare al presente. Più che una semplice tragedia classica, Prometeo si offre come un rito teatrale che interroga libertà, colpa e resistenza. Questioni che, con buona pace degli dèi, restano terribilmente attuali.

 

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