Pierpaolo Spollon porta in scena un monologo divertente, autoironico e pungente che esplora le nuove frontiere della paternità contemporanea. Al centro della narrazione c’è la figura del DILF, acronimo che scardina definitivamente il polveroso stereotipo del “mammo” per restituire una virilità nuova, più sexy e consapevole. Padre di due bambini a tempo pieno, l’attore si mette a nudo descrivendosi come inadeguato e spaesato, ma fermamente deciso a perorare la causa di un cambio di rotta inevitabile per la figura paterna nel nostro contesto socioculturale.
Lo spettacolo mette a confronto tre generazioni — quella dell’artista, di suo padre e di suo nonno — analizzando la paternità sia in senso orizzontale che verticale. Attraverso questa riflessione, Spollon sottolinea come l’evoluzione del papà passi necessariamente per una metamorfosi profonda dell’uomo stesso. Tra risate e momenti di analisi, il pubblico è invitato a interrogarsi sul futuro: i padri di domani sapranno essere ancora migliori? È un viaggio nell’identità maschile che abbandona i vecchi schemi per abbracciare una complessità fatta di cura, presenza e una nuova, travolgente forma di fascino.





