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Tra gli artisti italiani più riconosciuti sulla scena internazionale, Canevari ha costruito una ricerca che attraversa disegno, video, scultura, installazione e performance, muovendosi con naturalezza tra linguaggi e materiali diversi. Formatosi a contatto con le esperienze dell’Arte Povera, dell’arte concettuale e della performing art, e cresciuto in un ambiente familiare legato alla scultura, l’artista ha sviluppato una pratica capace di rileggere la tradizione classica, il modernismo e le avanguardie attraverso una prospettiva radicalmente contemporanea. La sua opera si muove così sul confine sottile tra memoria culturale e urgenza politica, come se la storia dell’arte fosse ancora una materia viva, e non soltanto qualcosa da studiare in silenzio nei manuali.

Il suo lavoro mette lo spettatore di fronte ai nodi più irrisolti del presente: guerra, potere, ideologia, sfruttamento delle risorse, controllo sociale. Attraverso oggetti comuni e simboli immediatamente riconoscibili — pneumatici, automobili, bandiere, figure religiose — Canevari costruisce immagini perturbanti che decostruiscono miti collettivi come il progresso, la crescita economica o la promessa di felicità sociale. La materia stessa diventa linguaggio critico: la gomma industriale, spesso centrale nelle sue opere, si trasforma in metafora di una civiltà fondata sul consumo energetico e sulla violenza sistemica che ne deriva.

Nella mostra “God Year”, titolo che gioca ironicamente sul nome di una nota industria di pneumatici e sull’espressione “anno del Signore”, questa tensione tra sacro e profano, tra spiritualità e industria, emerge con forza. Opere come Landscape, dove una bandiera americana copre una pila di bidoni e pneumatici come un feretro, o installazioni che trasformano la parola Dio in materia industriale, mostrano con lucidità il cortocircuito tra fede, capitale e geopolitica. Nella sua poetica convivono gioco e sacrificio, leggerezza e tragedia, ironia e violenza: un equilibrio instabile che rende la sua arte una delle più incisive riflessioni visive sulla contemporaneità. E in fondo, osservando i suoi lavori, si capisce che anche uno pneumatico può raccontare molto più del semplice tragitto che dovrebbe compiere.

 

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