Il dittico verista formato da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni torna in scena con la direzione di Riccardo Frizza e la regia firmata da Robert Carsen, in un allestimento che affianca due tra le opere più rappresentative del teatro musicale italiano di fine Ottocento. Entrambe costruite su trame ispirate a fatti di cronaca, condividono un linguaggio musicale immediato e diretto, dove la passione si fa suono e la tragedia si consuma senza mediazioni.
Pagliacci, ispirato a un omicidio realmente avvenuto in Calabria, sfrutta l’espediente del teatro nel teatro per mettere in scena la gelosia cieca di Canio, attore e marito tradito, che confonde i confini tra finzione e realtà fino all’epilogo sanguinoso. La musica alterna intensi slanci lirici a una vocalità tesa e convulsa, restituendo con forza il dramma personale e collettivo.
In Cavalleria rusticana, Mascagni racconta con taglio asciutto ed emotivamente denso una Sicilia arcaica e feroce, dove amore e vendetta si intrecciano in un giorno di festa cristiana, amplificando il contrasto tra sacro e profano. La partitura, divenuta celebre per l’Intermezzo, accompagna senza tregua i moti interiori dei protagonisti fino al gesto irreparabile. Due opere che, accostate, offrono uno sguardo compatto sul verismo musicale, tra tensione melodrammatica e lucidità tragica.





