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Figura centrale del jazz europeo, Norma Winstone ha costruito fin dagli anni Sessanta un linguaggio personale in cui la voce smette di essere soltanto voce e diventa vero e proprio strumento: spazio per l’improvvisazione, materia sonora e, quando serve, anche veicolo della parola. Un percorso segnato dall’esperienza con gli Azimuth, lo storico trio formato insieme a Kenny Wheeler e John Taylor, e da numerose collaborazioni che hanno contribuito a definire una delle personalità più originali del jazz vocale contemporaneo. Winstone è anche autrice di testi per composizioni di musicisti come Ralph Towner, Egberto Gismonti e Steve Swallow, confermando una particolare capacità di muoversi con naturalezza tra scrittura e improvvisazione.

Accanto a lei Glauco Venier, pianista e compositore friulano dalla formazione trasversale, divisa tra musica classica e jazz. Il loro sodalizio, iniziato alla fine degli anni Novanta e sviluppato per molti anni anche insieme al sassofonista e clarinettista Klaus Gesing, ha dato vita a un linguaggio fondato sull’ascolto reciproco, sul silenzio e su un equilibrio sempre mobile tra composizione e improvvisazione. Ne sono testimonianza gli album ECM Distances, candidato ai Grammy, Stories Yet To Tell, Dance Without Answer e Descansado – Songs for Films. Nel formato essenziale del duo, voce e pianoforte si incontrano in una dimensione ancora più intima, dove il repertorio diventa materia viva da trasformare attraverso pause, intuizioni e improvvisazioni. Un dialogo musicale costruito in oltre venticinque anni, che a questo punto può permettersi di lasciare parlare anche il silenzio.

 

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