In Molto dolore per nulla, l’attrice Luisa Borini porta in scena un’indagine intima e autobiografica sulle dinamiche del desiderio e sulla paura dell’abbandono. Il testo si sviluppa attraverso una serie di liste ossessive che danno voce a un profondo bisogno d’amore, raccontando la storia di una donna pronta a slanci tragicomici e voli temerari in nome di un sentimento spesso solo immaginato. La narrazione culmina nel racconto di una caduta metaforica e reale, un momento di rottura che segna tuttavia l’inizio di una necessaria rinascita personale.
La messa in scena è volutamente essenziale, affidata esclusivamente a un lungo filo e a un microfono, quest’ultimo utilizzato come una maschera per filtrare il racconto delle relazioni. Durante la performance, questa protezione scivola via, lasciando l’interprete nuda e a voce libera di fronte alla solitudine e alle proprie zone d’ombra. Il linguaggio scenico compie un viaggio inaspettato che, partendo dai toni della stand-up comedy, attraversa la narrazione pura per esplorare la vulnerabilità dell’individuo quando è costretto a confrontarsi con la realtà oltre la finzione.





