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Una mostra che mette al centro un piccolo capolavoro di ingegno, precisione e meraviglia: un calligramma micrografico capace di trasformare la scrittura in immagine, sfruttando le potenzialità del microscopio per rivelare un testo invisibile a occhio nudo. L’opera, firmata da Francesco Ignazio Muligino, calligrafo attivo tra Francia e Italia alla fine del Seicento, compone una raffinata Madonna col Bambino ispirata a un dipinto di Pietro da Cortona, unendo devozione, virtuosismo tecnico e sperimentazione scientifica in un solo gesto. Un esercizio che dimostra come, già allora, la miniaturizzazione non fosse solo questione di tecnologia.

Inserito nella tradizione delle cosiddette mirabilia graphica, il lavoro di Muligino acquista un valore particolare per il suo legame con la prima diffusione del microscopio, strumento perfezionato e reso celebre da Galileo Galilei e fondamentale per gli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei. Resta ancora aperto il mistero tecnico che accompagna quest’opera: quale strumento, quale pennino quasi impossibile, abbia permesso all’artista di trascrivere l’intero Officium Beatae Mariae Virginis in uno spazio di appena trenta per venti centimetri.

Accanto alla straordinaria Madonna col Bambino, il percorso espositivo presenta altri tre calligrammi di Muligino insieme a preziosi volumi e strumenti d’epoca, tra cui l’Apiarium di Federico Cesi, la Melissographia di Matthäus Greuter, trattati di ottica e una selezione di microscopi del XVII e XVIII secolo. Completa l’esperienza una postazione touch screen che permette di esplorare l’opera nei minimi dettagli, ingrandendo il testo micrografico fino a renderlo leggibile. Un viaggio affascinante tra arte, scienza e scrittura, dove il confine tra visibile e invisibile si fa sorprendentemente sottile.

 

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