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Due tra le voci più riconoscibili della scena indipendente gravitano attorno alla stessa costellazione, quella di Maple Death Records. Da una parte Krano, che dopo Requiescat In Plavem e Lentius Profundius Suavius torna con la sua prima colonna sonora originale, un doppio album concepito per il film Le città di pianura di Francesco Sossai (sezione Un Certain Regard a Cannes). La sua musica attraversa il “Veneto profondo” intrecciando dialetto, folk psichedelico e suggestioni americane anni ’70, tra nebbie, strade di campagna e ballate storte che mescolano scioltezza da Nashville, gotico italiano e un blues esistenziale da viandante solitario.

Dall’altra James Jonathan Clancy, italo-canadese di lungo corso (His Clancyness, A Classic Education, Settlefish, Brutal Birthday), che con Sprecato firma il primo album a proprio nome, sempre per Maple Death. Un lavoro che incrocia loner folk cosmico, psichedelia roots, minimalismo bucolico e derive ambient, popolato da una fitta rete di collaboratori – da Stefano Pilia ad Andrea Belfi, Enrico Gabrielli e Francesca Bono – e pensato come un viaggio dilatato ai confini del songwriting. Insieme, Krano e Clancy rappresentano due modalità complementari di intendere l’underground europeo: radicato nei territori ma capace di parlare un linguaggio globale, sospeso tra sperimentazione, memoria rock e una scrittura profondamente autoriale.

 

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