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Alla fine degli anni Ottanta Firenze e il Manicomio Vincenzo Chiarugi – per tutti semplicemente San Salvi Manicomio di San Salvi – sono lo sfondo di un quartiere che cambia, mentre la legge Basaglia apre le porte dell’istituzione e impone il contatto con il “mondo di fuori”. In Le salsicce erano pessime. Ovvero tre matti in libera uscita, Jimmy, il Tuffatore e l’Avvocato percorrono ogni giorno lo stesso tragitto, da San Salvi a Piazza Alberti Piazza Alberti e lungo Via Gioberti Via Gioberti, in una sorta di pellegrinaggio laico che li espone agli scherzi di un gruppo di amici “normali”. La follia diventa così lente privilegiata per osservare la società civile: tra episodi comici, crudeltà quotidiane e piccoli atti di resistenza, emergono umanità disarmante, semplicità spiazzante e una saggezza che sfugge ai codici ufficiali.

Scritto da Michele Donadio e diretto da Iacopo Biagioni, lo spettacolo adotta un impianto corale, con un ampio cast che restituisce il brulicare del quartiere e delle sue tante voci. Il registro è quello della commedia agrodolce: situazioni tragicomiche si alternano a momenti più sospesi, dove il confine tra sanità e follia si fa labile e discutibile. Sullo sfondo della dismissione manicomiale, il teatro diventa spazio in cui ripensare il rapporto con la diversità mentale, mettendo in discussione certezze, ruoli e pregiudizi, ricordando che l’amore – come la normalità – resta imperfetto, sfuggente e spesso incompreso.

 

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