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Seconda personale di Filippo Cigni (Firenze, 1996). A quasi tre anni dal primo progetto in galleria, l’artista presenta circa dieci lavori tra installazione e opere autonome che confermano la coerenza di una ricerca centrata su materia, colore e spazio visivo, attraversata da un interesse dichiaratamente metafisico. Il nuovo ciclo evidenzia un’evoluzione linguistica e tecnica, con l’impiego di materiali come vetro e metallo – quest’ultimo trattato e bruciato – lavorati secondo un rigoroso impianto costruttivo.

Il fulcro teorico della mostra si fonda sull’idea che lo spirituale non sia un dato formale né un effetto estetico, ma un evento che scaturisce dalla precisione strutturale dell’opera. Attraverso geometrie calibrate e processi controllati, il lavoro raggiunge un’autonomia tale da trascendere l’intervento dell’autore: è nella correttezza della costruzione che si apre lo spazio per una possibile esperienza interiore. Non esiste, nella visione di Cigni, un “formalismo dello spirito”; l’assoluto emerge piuttosto quando l’opera, compiuta nella sua integrità, sembra ritrarsi per lasciare affiorare un’intuizione ulteriore.

Ad accompagnare il progetto un testo-manifesto scritto dall’artista, in cui il rapporto con la materia viene collocato entro un sistema metafisico preciso. Lontano da suggestioni novecentesche o da derive spiritualiste di consumo, Cigni rivendica un pensiero che precede e orienta l’azione: la materia partecipa integralmente all’opera, ma non la esaurisce. In questa tensione tra costruzione e invisibile, Le ragioni dello spirito si configura come un’indagine sull’autonomia dell’opera e sulla possibilità, sempre imprevedibile, di avvertirne gli effetti.

 

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