Il nuovo lungometraggio di Kleber Mendonça Filho, L’agente segreto, si inserisce nel solco del cinema civile brasiliano, rispondendo all’esigenza storica e culturale di sottrarre all’oblio le violenze perpetrate durante gli anni della dittatura militare. Ambientata nel 1977, la pellicola segue la fuga di Marcello, un professore universitario costretto a vivere sotto falsa identità. Il protagonista, accompagnato dal figlio, fa ritorno nel Nord-est del Brasile nel tentativo disperato di rintracciare la madre prima di riuscire a espatriare e mettersi definitivamente in salvo.
La trama intreccia il dramma politico con le dinamiche del thriller: Marcello è infatti perseguitato da due sicari sguinzagliati da un corrotto imprenditore di origini italiane, le cui attività illecite erano state ostacolate dal professore in passato. Attraverso una narrazione che fonde memoria personale e trauma nazionale, Mendonça Filho ricostruisce il clima di sospetto, corruzione e repressione che caratterizzava il regime. Il film diventa così una riflessione sulla resistenza individuale contro un sistema oppressivo e sulla necessità di preservare la verità storica in un Paese segnato da profonde cicatrici politiche.





