La quarta edizione del festival La Città dei Giovani Lettori si svolge a Firenze negli spazi di Villa Bardini dall’8 al 10 e dal 15 al 18 aprile, confermando un format che intreccia promozione della lettura e progettazione culturale rivolta alle nuove generazioni. Il progetto, promosso da Fondazione CR Firenze e curato da Associazione Wimbledon APS, propone circa 60 appuntamenti tra incontri con autori, laboratori, spettacoli e momenti di approfondimento, costruendo un ambiente in cui la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza si presenta come pratica condivisa e strumento di relazione.
Il tema dell’edizione 2026, “La parola, il segno, il ponte”, orienta il programma verso una riflessione sul linguaggio come spazio di cura e possibilità. La parola diventa elemento attivo, capace di connettere esperienze e generazioni, mentre l’illustrazione e il segno grafico si affermano come linguaggi autonomi e complementari. In questo quadro si inseriscono gli interventi di autori e illustratori italiani e internazionali, tra cui Timothée de Fombelle e Brian Conaghan, accanto a figure come Cristina Bellemo, Sergio Olivotti e Marco Magnone, in un equilibrio tra nomi consolidati e nuove voci della letteratura per ragazzi.
La struttura del festival distingue sei giornate dedicate alle scuole e una giornata conclusiva aperta al pubblico (18 aprile), con un programma concentrato di incontri e attività che spaziano dalla lettura animata ai laboratori creativi. Particolare rilievo assume l’omaggio a Carlo Collodi nel bicentenario della nascita, inserito in un percorso che attraversa classici e nuove narrazioni, tra educazione linguistica e immaginazione. L’iniziativa coinvolge complessivamente centinaia di studenti e rafforza il ruolo di Villa Bardini come spazio culturale capace di accogliere pratiche educative e partecipative.
Nel panorama dei festival letterari per ragazzi, La Città dei Giovani Lettori consolida una linea progettuale che considera il libro non come oggetto didattico ma come esperienza. Un’impostazione che privilegia il coinvolgimento diretto, la dimensione laboratoriale e la costruzione di una comunità temporanea attorno alla lettura, evitando semplificazioni e mantenendo una certa fiducia nella complessità dei linguaggi.





