Un dispositivo scenico che mira a trasformare la platea in una piccola agorà priva di sovrastrutture, dove l’atto del guardare riacquista un valore comunitario. La performance riflette sulla tensione tra cultura e intrattenimento, mettendo in discussione il rapporto gerarchico tra l’attore e il pubblico attraverso un ribaltamento dei ruoli predefiniti. Fin dal prologo, viene fornito un manuale di istruzioni volto a decostruire le convenzioni della fruizione borghese, invitando gli spettatori a recuperare l’indisciplina tipica delle piazze medievali.
In questo contesto ludico e spietato, il pubblico è chiamato a vestire i panni di un giudice immediato, con la possibilità di condannare o punire il performer qualora non ne soddisfi il gusto. L’indagine si sposta così sui processi fondamentali dell’agire in scena, celebrando elementi spesso celati come il fallimento, il dubbio e l’euforia. L’obiettivo finale è la creazione di un apparato violento e vitale in cui la bellezza e l’oscenità del meccanismo creativo possano vibrare all’unisono tra chi sta sul palco e chi occupa la platea.





