Una fiaba crudele, una storia vera e un viaggio nell’infanzia più fragile: Ivan e i cani, testo della drammaturga inglese Hattie Naylor, racconta la vicenda di un bambino di quattro anni nella Russia degli anni Novanta, segnata dalla povertà e dal disfacimento sociale seguito alla fine dell’Unione Sovietica. Ivan vive con una madre incapace di proteggerlo da un compagno violento e, un giorno, decide di uscire di casa e affrontare da solo le strade gelide di Mosca. In una città dove la miseria sembra aver cancellato anche la pietà, la sopravvivenza diventa un’impresa quotidiana. A offrirgli una possibilità sono alcuni incontri inattesi: una muta di cani randagi che lo accoglie e diventa la sua nuova famiglia. Una vicenda che ha il passo di una fiaba dei fratelli Grimm, ma lascia ben poco spazio alle rassicuranti distanze della fantasia.
A dare corpo e voce alla storia è Federica Rosellini, musicista e performer che costruisce sul palco un intenso spettacolo in solitaria, intrecciando recitazione, musica elettronica e paesaggi sonori. La voce registrata della madre, in russo, si mescola a melodie, nenie e pulsazioni ritmiche, mentre il corpo dell’interprete diventa parte di una partitura che accompagna e amplifica il racconto. Ne nasce un’esperienza teatrale intima e ruvida, capace di alternare disperazione e tenerezza senza trasformare la sofferenza in semplice spettacolo. Perché la storia di Ivan parla di abbandono e sopravvivenza, ma anche della possibilità di trovare una forma di solidarietà là dove sembrerebbe non esserci più posto per nessuno.





