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Il ritratto di Dorian Gray, il celebre romanzo di Oscar Wilde, torna a teatro nell’adattamento scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, che rilegge il capolavoro come una riflessione sul desiderio di restare eternamente giovani e sul prezzo da pagare per conservare intatta la propria immagine. Al centro della vicenda c’è Dorian, interpretato da Federica Luna Vincenti, la cui presenza mette in discussione le convenzioni del personaggio originale e porta in primo piano il peso dello sguardo altrui, la pressione sociale esercitata sulla bellezza e la fragilità di un’identità costruita per essere ammirata. Accanto a lei, Alessio Vassallo interpreta Lord Henry Wotton, figura seducente e manipolatrice che trasforma il culto del piacere in una filosofia di vita, con conseguenze tutt’altro che innocue.

La messinscena abbandona la ricostruzione d’epoca per muoversi in uno spazio sospeso tra salotti vittoriani e club contemporanei, dove ritratti, schermi, telecamere e proiezioni si intrecciano fino a trasformare l’immagine in uno strumento di controllo. Il quadro non è più soltanto il luogo segreto in cui si accumulano i segni della corruzione, ma diventa il simbolo di una società che osserva, registra e giudica, mentre l’apparenza continua a promettere una perfezione irraggiungibile. Intorno ai protagonisti, un ensemble di interpreti dà corpo alla società e alla coscienza collettiva che circondano Dorian, amplificando il conflitto tra desiderio individuale e responsabilità. Prodotto da Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo, lo spettacolo conserva la struttura narrativa del romanzo di Wilde e la porta dentro le ossessioni del presente: in un mondo che misura tutto attraverso l’immagine, il vero lusso potrebbe essere non doverla difendere a ogni costo.

 

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