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A 500 anni dalla morte di Niccolò Machiavelli, Il Principe torna in scena in una nuova produzione con Luca Pedron, nell’adattamento, con scene e regia di Riccardo Massai. L’opera più controversa del pensiero politico occidentale diventa il punto di partenza per interrogarsi sui meccanismi del potere, sulle strategie con cui si conquista e si conserva il dominio e sul rapporto, tutt’altro che pacifico, tra politica e morale. Lontano dall’ideale medievale del principe virtuoso, Machiavelli osserva la realtà per quella che è, concentrandosi su ciò che gli uomini fanno davvero, più che su ciò che dovrebbero fare. Una prospettiva che, a distanza di cinque secoli, conserva intatta la propria capacità di mettere a disagio.

Considerato un atto di sovversione, Il Principe descrive la politica come una scienza concreta, in cui le decisioni si misurano sulle conseguenze e la stabilità dello Stato può diventare la giustificazione di azioni spietate. Dalla guerra preventiva alla volontà di conservare e accrescere il potere, il testo anticipa dinamiche ancora riconoscibili nella politica contemporanea. La messinscena cerca un confronto con la complessità del pensiero machiavelliano, restituendone la lucidità senza addomesticarne le contraddizioni. Le luci e la sonorizzazione sono firmate da Andreas Froeba, che cura quest’ultima con GRS Studio, mentre allestimento e costumi sono di Silvia Avigo. I puppet sono realizzati dalla classe di scultura per la scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida del professor Davide Tito, con il contributo degli studenti coinvolti nel progetto. Perché il potere cambia linguaggio, strategie e protagonisti, ma raramente rinuncia alle proprie ambizioni.

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