Il castello di Barbablù di Béla Bartók, su libretto di Béla Balázs, è un’opera in un atto composta nel 1911 e rappresentata per la prima volta nel 1918 a Budapest. In una cornice simbolista, la vicenda si concentra sul confronto tra Barbablù e Judith: l’apertura delle sette porte del castello diventa un viaggio nell’ombra della memoria e del desiderio, segnato musicalmente da tensioni armoniche e richiami alla tradizione ungherese. Un dramma psicologico dove il mistero è interiore prima che narrativo.
La voix humaine di Francis Poulenc, tratta dal testo di Jean Cocteau e rappresentata nel 1959 all’Opéra-Comique di Parigi, è un monodramma lacerante: una donna sola, “Elle”, parla al telefono con l’amante che l’ha abbandonata. La voce – sospesa tra parola e canto – attraversa tutte le sfumature emotive fino al disperato “je t’aime” conclusivo.
Lo spettacolo è affidato alla direzione di Martin Rajna e alla regia di Claus Guth, che uniscono i due titoli in un dittico di intensa esplorazione psicologica.





