Harvey, diretto da Henry Koster nel 1950, è una commedia delicatamente surreale che ruota attorno a Elwood P. Dowd, gentiluomo eccentrico la cui compagnia preferita è un coniglio gigante invisibile di nome Harvey. Tratto dalla pièce di Mary Chase, il film si muove tra assurdo e tenerezza, offrendo un ritratto affettuoso della follia come forma di resistenza alle convenzioni sociali e alla razionalità opprimente.
La regia accompagna con misura il carisma gentile di James Stewart, che presta al protagonista una presenza fuori dal tempo, disarmante e luminosa. In un mondo sempre più incline alla diagnosi e alla correzione, Harvey propone invece una riflessione sull’importanza di accettare l’irregolarità come espressione di umanità. Una commedia che non perde smalto, capace di parlare ancora oggi a chi si sente fuori posto, con ironia pacata e un fondo di malinconia.





