Con la Sinfonia n. 5 in do diesis minore, Gustav Mahler inaugura una nuova fase del suo percorso creativo, abbandonando il riferimento esplicito al canto e alla voce per concentrarsi su una costruzione puramente orchestrale, ma non per questo meno narrativa. Composta tra il 1901 e il 1902, la sinfonia si apre con la celebre marcia funebre, un inizio che non lascia spazio a esitazioni e che introduce immediatamente quell’alternanza di tensione e slancio vitale destinata a attraversare l’intera partitura. Più che un racconto lineare, è una successione di stati d’animo, talvolta contrastanti, che si rincorrono senza chiedere il permesso.
Nel cuore dell’opera si colloca l’Adagietto, pagina tra le più note e riconoscibili di Mahler, spesso associata a un’idea di sospensione lirica quasi fuori dal tempo — e, non a caso, diventata celebre anche oltre le sale da concerto. Ma sarebbe riduttivo fermarsi lì: la Quinta è un organismo complesso, che culmina in un finale luminoso e articolato, dove la scrittura orchestrale si distende con una vitalità quasi inattesa dopo le ombre iniziali. A guidare l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è Myung-Whun Chung, interprete capace di mettere in rilievo tanto la precisione architettonica quanto la dimensione emotiva di una sinfonia che, più che spiegarsi, preferisce suggerire.





