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Il Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel torna in scena con tutta la magnificenza del teatro barocco, tra intrighi politici, passioni amorose e strategie di seduzione degne di una corte dove nessuno dice mai esattamente quello che pensa. Debuttata a Londra nel 1724 al King’s Theatre, l’opera fu uno dei maggiori successi del compositore tedesco, allora autentica superstar della scena musicale inglese e direttore della Royal Academy of Music. Il libretto di Nicola Francesco Haym prende spunto dalla campagna egiziana di Cesare dopo la battaglia di Farsalo e intreccia storia e melodramma con impressionante senso teatrale: Pompeo è sconfitto, Tolomeo trama nell’ombra e Cleopatra usa il fascino come arma politica, salvo poi innamorarsi davvero. Un dettaglio che nel melodramma barocco complica sempre parecchio le cose.

Sul podio Gianluca Capuano guida l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino preparato da Lorenzo Fratini, mentre la regia di Davide Livermore punta sulla dimensione spettacolare dell’opera con scene firmate Giò Forma, costumi di Mariana Fracasso e videoproiezioni di D-Wok. Nel cast spiccano Raffaele Pe nel ruolo di Giulio Cesare e Mariangela Sicilia in quello di Cleopatra, accanto a Fleur Barron, Nicolò Balducci, Filippo Mineccia e Valerio Morelli. Händel costruisce un continuo alternarsi di recitativi e arie virtuosistiche che trasformano ogni personaggio in una macchina emotiva perfettamente calibrata: dolore, vendetta, seduzione e malinconia vengono esibiti con eleganza quasi olimpica. E in effetti il Settecento aveva già capito una cosa fondamentale: soffrire sì, ma sempre con stile.

 

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