A sessant’anni dalla scomparsa di Gino Severini, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona dedica all’artista una grande mostra internazionale che ne ripercorre il ruolo centrale nella costruzione della modernità artistica europea. Dal 5 luglio al 1° novembre 2026, “Gino Severini. Modernità come dialogo” propone una rilettura ampia e sfaccettata di uno dei protagonisti assoluti del Novecento, mettendo in luce la sua capacità di muoversi tra mondi, linguaggi e visioni differenti. Non semplice futurista, dunque, ma instancabile mediatore culturale in un secolo che di mediazioni, a dire il vero, non era sempre generoso.
Curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere tra dipinti, disegni, documenti e materiali d’archivio provenienti da importanti istituzioni internazionali come il Centre Pompidou, l’Estorick Collection, il Museo del Novecento di Milano, il MART di Rovereto e la Pinacoteca Vaticana. Tra i capolavori in mostra spicca La danse du Pan Pan à Monico, opera simbolo della stagione futurista che torna eccezionalmente in Italia dopo oltre trentacinque anni, offrendo al pubblico l’occasione rara di confrontarsi con uno dei vertici assoluti della ricerca severiniana.
Il percorso si sviluppa in cinque sezioni che attraversano tutte le fasi della sua produzione: dagli esordi divisionisti ai primi anni parigini, dal dialogo con il Futurismo e il Cubismo fino al ritorno al classicismo e alla riflessione sul rapporto tra arte, architettura e spiritualità. Ampio spazio è dedicato anche alle relazioni con figure come Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Ardengo Soffici e Pablo Picasso, che restituiscono la centralità di Severini nel dialogo tra le avanguardie europee. La mostra si chiude infine sul suo legame con Cortona, città mai davvero lasciata, quasi a ricordare che anche i grandi viaggiatori dell’arte, prima o poi, trovano sempre il modo di tornare a casa.





