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Ampia retrospettiva dedicata a Georg Baselitz, realizzata in collaborazione con lo studio dell’artista. Per la prima volta in Italia un progetto di questa portata pone al centro una dimensione essenziale e meno indagata della sua ricerca: l’incisione, pratica che attraversa e struttura oltre sessant’anni di attività. Distribuita sui tre piani del museo, la mostra riunisce circa 170 opere tra stampe, dipinti e sculture, restituendo la coerenza e la radicalità di un percorso che ha ridefinito il linguaggio figurativo nel secondo dopoguerra.

Nato nel 1938 come Hans-Georg Kern e cresciuto tra le macerie della Germania postbellica, Baselitz ha fatto della frattura storica e culturale una matrice fondante del proprio lavoro. Celebre per il rovesciamento delle immagini – gesto insieme formale e concettuale – l’artista destabilizza la visione e mette in crisi ogni ordine precostituito, rifiutando modelli accademici e armonie rassicuranti. L’arte, nella sua prospettiva, è processo e trasformazione, atto sovversivo capace di rigenerare la tradizione attraverso la sua stessa negazione.

L’esposizione evidenzia inoltre il rapporto con Firenze, città determinante nella formazione dell’artista. Nel 1965 Baselitz soggiorna per sei mesi a Villa Romana, entrando in contatto con la pittura anticlassica ed espressionista del Cinquecento, in particolare con Rosso Fiorentino, Domenico Beccafumi e Jacopo Pontormo. Tra il 1976 e il 1981 torna più volte in città, fino alla personale del 1988 nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. Un legame che trova oggi una nuova sintesi in un progetto espositivo che invita a rileggere Baselitz alla luce della storia dell’arte e del suo dialogo continuo con la tradizione.

 

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