Il programma si muove lungo le traiettorie della musica del Novecento e contemporanea, accostando figure storiche e voci attuali in un dialogo che evita accuratamente ogni linearità rassicurante. Al centro, la presenza di Osvaldo Coluccino, autore di una scrittura che esplora il suono come spazio fisico e percettivo. In Da Interni (2017/18), articolato in tre sezioni per diverse tipologie di flauto, il suono si fa materia sottile e instabile, quasi un’indagine sull’ascolto stesso, presentata qui in prima esecuzione assoluta. Dello stesso autore, Onda, spora – Atopica amplia l’organico e la dimensione timbrica, confermando una poetica che sfugge a coordinate tradizionali — non tanto per spirito di contraddizione, quanto per una certa insofferenza verso le etichette.
Accanto a Coluccino, Edgard Varèse con Octandre (1923) rappresenta uno dei momenti fondativi della modernità musicale: una scrittura essenziale, priva di concessioni, che ridefinisce il rapporto tra timbro e struttura. Non meno incisiva è la presenza di Paul Hindemith con la Kammermusik n. 1 op. 24, esempio di quella Neue Sachlichkeit che riporta energia e ironia nella musica da camera, con un gusto quasi meccanico per il ritmo e l’incastro delle parti. Un percorso che attraversa estetiche diverse ma accomunate da una certa idea di suono come costruzione rigorosa, e talvolta spiazzante.
A dirigere è Francesco Gesualdi, alla guida del G.A.M.O. Ensemble, formazione da sempre attenta al repertorio contemporaneo. Figura centrale è il flautista Roberto Fabbriciani, interprete di riferimento per la nuova musica, affiancato da un ampio organico che include, tra gli altri, Alessia Scilipoti, Giovanni Riccucci, Matteo Fossi e Giacomo Piermatti. Un concerto che, senza preoccuparsi troppo di risultare accomodante, costruisce un itinerario sonoro denso e stratificato, dove l’ascolto richiede attenzione — e, possibilmente, anche un po’ di curiosità.





