La storia è un cult: uno studente di scienze naturali crea un essere umano assemblando parti anatomiche. L’esperimento riesce, la Creatura nasce – bellissima e potente – ma il suo creatore ne è terrorizzato. Perché Frankenstein non è orgoglioso della sua opera? Da questa domanda prende forma uno spettacolo che rilegge il romanzo di Mary Shelley come metafora della creazione artistica e della paura del proprio talento.
L’allestimento, con la regia di Ivonne Capece, intreccia romanzo e biografia dell’autrice, che per tutta la vita tentò di ridimensionare la portata della propria opera, quasi temendone la grandezza. La Creatura diventa così il Libro stesso, e il conflitto si sposta sulla Creatrice, in un’epoca in cui essere donna e artista poteva significare sentirsi “mostruosa”. In scena Maria Laura Palmeri, affiancata in video da Lara Di Bello e Giuditta Mingucci, in un’esperienza immersiva tra cuffie wireless, ambientazioni virtuali e audio binaurale. Un viaggio onirico che trasforma Frankenstein da distopia a utopia: la visione di un futuro in cui la genialità – femminile e non – non faccia più paura.





