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Un progetto espositivo costruito sul confronto tra due modi radicalmente diversi di intendere la pratica artistica. Da una parte Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949), protagonista della Transavanguardia italiana e figura riconosciuta nella storia dell’arte contemporanea; dall’altra CANEMORTO, collettivo anonimo nato nel 2007 e tra le realtà più originali della scena artistica italiana recente. Più che mettere semplicemente a confronto due poetiche, la mostra fa dialogare due sistemi di lavoro, due immaginari e due concezioni dell’autorialità, senza stabilire gerarchie o ruoli privilegiati.

Il progetto nasce da un processo sviluppato tra novembre 2025 e giugno 2026, attraverso incontri alla Litografia Bulla di Roma e nella casa di Cucchi a Morro d’Alba, alternati a scambi a distanza. Ogni opera nasce come risposta alla precedente, trasformando il lavoro in una conversazione aperta fatta di gesti, immagini e rilanci reciproci. Al centro c’è il disegno, inteso da entrambi non come semplice preparazione alla pittura ma come linguaggio autonomo, capace di rendere immediatamente visibili gesto, segno e pensiero. Il confronto si estende poi alla pittura, con opere realizzate appositamente per la mostra: tele e lavori su legno di CANEMORTO e nuove tele di Enzo Cucchi, alcune di grandi dimensioni.

La particolarità del progetto emerge anche nell’allestimento, distribuito in due sedi della Galleria Poggiali, a pochi metri di distanza. In CANEMORTO vs Enzo Cucchi, negli spazi di Via della Scala 35/A, è il collettivo a selezionare le opere e a costruire il proprio percorso; in Enzo Cucchi vs CANEMORTO, in Via Benedetta 3r, è Cucchi a proporre una lettura autonoma dello stesso processo creativo. Non sono quindi due capitoli di un’unica mostra, ma due interpretazioni indipendenti e speculari di un confronto ancora aperto. A completare il progetto è un banner in edizione limitata lungo sei metri, realizzato congiuntamente dagli artisti e dagli autori dei testi critici, Alessandro Cucchi e Antonio Grulli. Una mostra, insomma, che non cerca una sintesi finale: preferisce lasciare che differenze, generazioni e linguaggi continuino a rispondersi, possibilmente senza mettersi d’accordo.

 

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