La Fondazione Ragghianti dedica una mostra antologica a Emilio Malerba, ripercorrendone l’intero arco creativo dagli esordi legati alla tarda Scapigliatura fino all’adesione al gruppo del Novecento Italiano. Il percorso presenta numerosi inediti emersi da recenti ricerche, esposti per la prima volta, e restituisce la complessità di un artista capace di attraversare stagioni diverse – dalla grafica pubblicitaria belle époque alla pittura novecentista e purista – mantenendo una cifra stilistica autonoma. Accanto alle sue opere compaiono lavori degli altri protagonisti del primo “Novecento” – Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Piero Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi – oltre a un ritratto dell’artista eseguito da Primo Sinopico nel 1917, a sottolineare la pluralità di visioni di un gruppo mai del tutto omogeneo.
Formatosi all’Accademia di Brera, Malerba esordisce nel 1906 con opere ancora prossime alla Scapigliatura, per poi affermarsi nella grafica con manifesti per l’Amaro Ramazzotti e per i Grandi Magazzini Mele, testimonianze di un gusto raffinato e di un’attenzione precoce alla figura femminile. Dal 1916 la sua pittura si fa più solida e strutturata, approdando a quella forma sospesa e nitida che la critica definirà Realismo magico. Opere come Le maschere (1922), Ritratto di giovinetta (1919) o Femmina volgo (1920) rivelano un’indagine sul “vero” inteso non come semplice resa oggettiva, ma come esplorazione dell’interiorità. Nel 1922, tra i fondatori del Novecento con il sostegno critico di Margherita Sarfatti, Malerba partecipa al clima del “ritorno all’ordine”, recuperando monumentalità e armonia classica in opere come Nudo con capriolo e Bambine al pianoforte. La morte prematura nel 1926 interrompe una ricerca intensa e coerente, concentrata su un universo domestico e raccolto in cui figure e oggetti custodiscono una dimensione segreta.





