Lo spettacolo nasce dall’esigenza di Jacopo Fo di rispondere al quesito che più spesso gli è stato rivolto nel corso della sua esistenza: l’esperienza di crescere come figlio di Franca Rame e Dario Fo. Il testo trae origine da una raccolta di ricordi e riflessioni personali che l’autore ha dapprima fissato in forma letteraria per poi trasporre sulla scena teatrale, offrendo una prospettiva intima su due delle figure più influenti della cultura italiana del Novecento.
La narrazione si sviluppa attraverso una serie di aneddoti che illustrano non solo il rapporto familiare, ma anche gli insegnamenti artistici e umani ricevuti dai genitori. Tra questi spicca il consiglio paterno sulla scrittura come metafora di vita: la necessità di tornare sui propri passi quando una storia si interrompe, per ritrovare il punto di autentica passione e intraprendere una nuova direzione. Il risultato è un ritratto privo di retorica che esplora l’eredità intellettuale, i valori e la quotidianità di una famiglia che ha segnato la storia del teatro e dell’impegno civile.





