Caricamento Eventi

«C’era una volta… – un Re! – diranno subito i miei piccoli lettori»: l’incipit di Le avventure di Pinocchio, il grande bestseller della letteratura italiana, contiene già tutta l’irriverenza del suo autore. Pubblicata a puntate sul Giornale per i bambini nel 1881 e in volume nel 1883, la storia del burattino più celebre della letteratura nasconde, dietro l’apparente semplicità della fiaba, uno sguardo sarcastico sulla società e sulla politica del tempo. Quel «Re», secondo una possibile interpretazione, richiamerebbe il «Re Travicello» di Giuseppe Giusti, lasciando intravedere la figura del sovrano sabaudo, ormai a Roma dopo aver lasciato Firenze. È proprio durante gli anni di Firenze Capitale che Carlo Lorenzini, in arte Collodi, si abbona al Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux: il 30 giugno 1865, mentre la città è attraversata dai fermenti politici e culturali legati all’arrivo della corte sabauda e all’insediamento del nuovo governo. Giornalista dalla scrittura fresca e tagliente, Lorenzini racconta il mondo che lo circonda con ironia e sarcasmo, tra «gatti e volpi» e «pescecani». Collabora con testate come La Nazione e Fanfulla e fonda riviste come Il Lampione, Scaramuccia e La Lente, per poi dedicarsi anche al teatro e alla letteratura per l’infanzia, da Minuzzolo al Viaggio di Giannettino, fino a Pinocchio. Temi, personaggi e modi di dire attraversano le diverse opere, mostrando quanto poco siano separati il Collodi giornalista e quello destinato a diventare uno dei nomi più importanti della narrativa italiana.

La mostra ricostruisce il ritratto complesso di uno scrittore profondamente legato alla vita culturale e politica fiorentina, dal Caffè Michelangiolo al Gabinetto Vieusseux, individuando nel burattino di legno il suo ultimo e intramontabile alter ego. Dietro la scrittura per l’infanzia riaffiora infatti il Collodi carbonaro e risorgimentale, ormai disilluso di fronte alla nuova realtà politica e sociale. La vicenda di Pinocchio può così essere letta come un percorso a ritroso nella vita e nel mondo dell’autore, secondo la logica di rovesciamento del Carnevale teorizzata da Michail Bachtin: i nomi dei personaggi e i riferimenti geografici evocano luoghi familiari a Lorenzini, mentre il burattino ribelle si sottrae alle regole e alle aspettative della società. Durante il Carnevale tutto può essere capovolto; soltanto alla fine, tornando bambino e congedandosi dalle «mascherine», il mondo sembra ritrovare il proprio ordine. Resta però un retrogusto amaro, quello degli ideali risorgimentali traditi e delle speranze deluse. È una suggestione che apre nuove prospettive di ricerca e mette in dialogo Collodi, Pinocchio e il Gabinetto Vieusseux, lungo un tratto di strada in cui la fiaba si rivela anche uno specchio, ironico e talvolta impietoso, della storia italiana.

 

Condividi questo evento.

Torna in cima