Ambientato nella Londra del 2012, il testo di Charlotte Josephine ruota attorno alla figura di Chloe Jackson, giovane pugile determinata a conquistare un posto alle Olimpiadi, nell’anno in cui per la prima volta il pugilato femminile entra a far parte dei Giochi. L’allenamento è duro, la pressione altissima, ma la vera sfida arriva con la morte del padre, suo mentore e guida. Rimasta sola, Chloe deve imparare a gestire il dolore, a ridefinire le proprie priorità e a capire se il ring è davvero il luogo in cui vuole affermarsi.
Interpretato da Viola Picchi Marchi, il monologo mette a fuoco la tensione tra resilienza fisica e fragilità emotiva, interrogando il senso della forza in un contesto tradizionalmente maschile. Il match finale si configura come un rito di passaggio, più esistenziale che sportivo: non solo una gara per qualificarsi, ma un confronto diretto con sé stessa e con ciò che ha perso. La scrittura asciutta e diretta di Josephine costruisce una narrazione intima ma potente, in cui la boxe diventa metafora di resistenza, identità e ricostruzione.





